Totale 16 Km ca.
giovedì 28 aprile 2016
mercoledì 20 aprile 2016
Mercoledì 20 aprile 2016 - Bologna -> Castelfranco Emilia
Oltre ai 26 Km del percorso ho considerato anche i 4 Km per arrivare in stazione a Rimini.
Totale 30 Km ca.
martedì 12 aprile 2016
Martedì 12 aprile 2016 - Cesena
Circumcamminazione di Cesena con parcheggio all'IperCoop Lungosavio. Ho subito perlustrato la vicina area archeologica, con i resti di antiche fornaci e la ciminiera attiva fino a pochi decenni fa. Poi, all'altezza del ponte dell'ippodromo ho imboccato il sentiero in sinistra orografica del fiume Savio, direzione monte. Arrivato al Ponte Vecchio ho riattraversato sopra di esso il fiume e, passando sotto il colle della rocca e la sua breve galleria, ho improvvisato una visita al cimitero monumentale. Ho continuato il giro circolare attorno alla città concedendomi una sosta al parco adiacente il teatro Bonci, nel quale mi son potuto intrattenere con diletto con le statue bronzee delle maschere regionali italiane di carnevale più importanti ivi presenti. Poi, passando sotto al Bufalini sono giunto all'ingresso sud di Cesena, dal quale sono tornato all'auto facendo tutti i viali che convogliavano fino a poco tempo fa - prima della secante - l'intero il traffico della via Emilia verso nord.
Totale 10 Km ca.
lunedì 1 febbraio 2016
Lunedì 1 febbraio 2016 - Isola Verde
Nebbione. Giornata adatta a camminare, ma inadatta a "vedere", dato che dalla battigia la nebbia non consentiva di capire neppure con l'immaginazione come fosse fatta tutta la fascia di terraferma immediatamente oltre l'arenile. Nonostante questo, è stata comunque una buona giornata.
Isola Verde ha un tratto di spiaggia adriatica di piccole dimensioni, inferiore ai 3 km, compresa tra le foci di due grandi fiumi alpini, l'Adige ed il Brenta. Questi due grandi corsi d'acqua, tra i maggiori d'Italia, si trovano inoltre praticamente adiacenti al ciclopico delta del Po, il cui lembo settentrionale è solo 7 km più a sud. Geograficamente è una concentrazione unica di flussi d'acqua dolce che confluisce nell'Adriatico con una portata idrica pari a quella di tutti gli altri fiumi italiani messi assieme. Zona suggestiva già solo per questo, senza contare che a nord solo gli 8 km di spiaggia di Sottomarina la dividono dalla spettacolare, ma che dico spettacolare: 'fantasmagorica', laguna di Venezia.
La spiaggia sabbiosa di Isola Verde è larga dai 50 ai 100 metri e diventa di 200 e oltre in corrispondenza delle due scogliere alle estremità. Le scogliere lungo tutta la costa sono in totale 9, disposte a pettine e distanti dai 200 ai 400 metri l'una dall'altra. Le due estreme hanno un lato sulla spiaggia ed uno sul fiume, ed assomigliano a dei moli, ma hanno scogliere frangiflutti su entrambi i lati e quindi non consentono l'attracco.
Dopo aver percorso a piedi agevolmente tutta la spiaggia tra Adige e Brenta nei due sensi, ho deciso di raggiungere in auto il centro abitato per cercare di capire ciò che dalla spiaggia la nebbia mi aveva nascosto. Come già detto, camminando vicino all'acqua, di ciò che era oltre la spiaggia non si distingueva nulla, tranne la vegetazione in prima linea e qualche sagoma indefinibile più oltre (rudere, albergo nuovo fiammante?). Mi ero fatto l'idea che potevo pure trovarmi in un luogo magari non totalmente naturale, ma quasi. Diciamocelo: sinceramente ci speravo. Invece, anche se qualcosa avevo letto, non mi aspettavo di certo una concentrazione di strutture ricettive come quella che mi si è presentata davanti agli occhi. Comunque, dato che dalla spiaggia non vedevo la zona antropizzata e da quest'ultima non son riuscito a vedere la zona a mare, rimando ad una futura bella e chiara giornata di sole il giudizio complessivo sull'insieme.
Ho concluso il pomeriggio facendo altri 2-3 km sulla spiaggia nord di Sottomarina fino al molo che guarda l'isola di Pellestrina.
Totale 8 Km ca.
Isola Verde ha un tratto di spiaggia adriatica di piccole dimensioni, inferiore ai 3 km, compresa tra le foci di due grandi fiumi alpini, l'Adige ed il Brenta. Questi due grandi corsi d'acqua, tra i maggiori d'Italia, si trovano inoltre praticamente adiacenti al ciclopico delta del Po, il cui lembo settentrionale è solo 7 km più a sud. Geograficamente è una concentrazione unica di flussi d'acqua dolce che confluisce nell'Adriatico con una portata idrica pari a quella di tutti gli altri fiumi italiani messi assieme. Zona suggestiva già solo per questo, senza contare che a nord solo gli 8 km di spiaggia di Sottomarina la dividono dalla spettacolare, ma che dico spettacolare: 'fantasmagorica', laguna di Venezia.
La spiaggia sabbiosa di Isola Verde è larga dai 50 ai 100 metri e diventa di 200 e oltre in corrispondenza delle due scogliere alle estremità. Le scogliere lungo tutta la costa sono in totale 9, disposte a pettine e distanti dai 200 ai 400 metri l'una dall'altra. Le due estreme hanno un lato sulla spiaggia ed uno sul fiume, ed assomigliano a dei moli, ma hanno scogliere frangiflutti su entrambi i lati e quindi non consentono l'attracco.
Dopo aver percorso a piedi agevolmente tutta la spiaggia tra Adige e Brenta nei due sensi, ho deciso di raggiungere in auto il centro abitato per cercare di capire ciò che dalla spiaggia la nebbia mi aveva nascosto. Come già detto, camminando vicino all'acqua, di ciò che era oltre la spiaggia non si distingueva nulla, tranne la vegetazione in prima linea e qualche sagoma indefinibile più oltre (rudere, albergo nuovo fiammante?). Mi ero fatto l'idea che potevo pure trovarmi in un luogo magari non totalmente naturale, ma quasi. Diciamocelo: sinceramente ci speravo. Invece, anche se qualcosa avevo letto, non mi aspettavo di certo una concentrazione di strutture ricettive come quella che mi si è presentata davanti agli occhi. Comunque, dato che dalla spiaggia non vedevo la zona antropizzata e da quest'ultima non son riuscito a vedere la zona a mare, rimando ad una futura bella e chiara giornata di sole il giudizio complessivo sull'insieme.
Ho concluso il pomeriggio facendo altri 2-3 km sulla spiaggia nord di Sottomarina fino al molo che guarda l'isola di Pellestrina.
Totale 8 Km ca.
martedì 19 gennaio 2016
Martedì 19 gennaio 2016 - San Marino
Percorso suggestivo ed interamente naturale nei boschi a due passi dal centro storico di San Marino con partenza vicino al cimitero storico.
Che dire, io sono innamorato di questa zona. Pensare di percorrere vari km in un ambiente boscoso ed a tratti selvaggio, costeggiando disinvoltamente grandi insediamenti scolastici, impianti sportivi arricchiti da ogni tipo di struttura, centri naturalistici, vecchi mulini in forre invase da una vegetazione lussureggiante e intricata che neanche nelle foreste vietnamite di Apocalypse Now, a me fa letteralmente impazzire.
Non mancano le suggestioni speleologiche, con la grotta di Canepa (pittoresco l'ingresso, di piccole dimensioni l'interno ma ugualmente interessante, con esemplari di fauna ipogea), ed idrologiche, con la adiacente fonte dell'acquedotto sammarinese che sgorga direttamente dalla roccia viva del monte Titano.
Totale 8 Km ca
sabato 12 dicembre 2015
Venerdì 11 dicembre 2015 - Pennabilli
Arrivato a Pennabilli in auto, in realtà non ho percorso tanta strada a piedi, per cui non avrebbe neanche senso parlarne. Però nelle mie intenzioni è stato un giro di perlustrazione per familiarizzare col luogo e trovare ispirazione per qualche nuovo itinerario montano. Il senso, se ne ha avuto, va cercato in questo.
Ho, in definitiva, girato il paese ciondolando a mò di turista. Ho parcheggiato davanti alla sede comunale ed all'edificio dove si svolge l'annuale Fiera dell'Antiquariato. Sono finalmente salito su entrambe le rupi (dov'erano i castelli Penna e Billi) e per salire sulla cima più elevata ho attraversato la stradina dentro il monastero (che poi se non erro è una parte dell'ex castello di Billi). Ma mi sono "buttato" (non direttamente dalla rupe, perché è troppo alta!!...) inizialmente sulle cose di cui avevo sentito molto parlare ma non avevo ancora avuto l'occasione di vedere, come l'"Orto dei frutti dimenticati" di Tonino Guerra, sotto Billi, e le campane tibetane inaugurate non tanti anni fa dal Dalai Lama, sopra Penna.
In paese ho visto anche dov'è stato spostato il Museo di Storia del Calcolo che prima era ubicato nella vicina frazione di Ponte Messa ed ora è nei pressi della piazza principale vicino all'ingresso del "Giardino dei frutti dimenticati". Ho incrociato il vescovado (Pennabilli è sede vescovile) ed il Museo Arcivescovile. Ma ho individuato anche dov'è il Museo Tonino Guerra, ed ho visitato durante il mio percorso pure alcune installazioni del Museo diffuso "I luoghi dell'Anima" ideate sempre dallo stesso sceneggiatore e poeta santarcangiolese e sparse per tutto il paese, come Via delle Madonne dimenticate, Via dei Pensieri Sospesi, l'Angelo coi Baffi, il Santuario dei Pensieri, ecc..
Bellissima la vista a valle dalla rupe più alta. A destra il Carpegna con la cima ancora striata di neve. Davanti, in lontananza, il cono di Maiolo ed il ventaglio del monte di Perticara che par che tendano i due capi dell'amaca a fondovalle su cui Novafeltria è sdraiata beatamente. Ancora oltre, se il cielo fosse stato limpido, probabilmente si sarebbe visto il mare.
Su Penna, invece, volgendosi verso monte, in un punto indicato da apposita segnalazione del progetto "Montefeltro Vedute Rinascimentali", da ammirare il panorama che alcuni recenti studi ritengono possa rappresentare addirittura lo sfondo dipinto nella Gioconda di Leonardo.
Totale (solo) 2 Km ca.
Ho, in definitiva, girato il paese ciondolando a mò di turista. Ho parcheggiato davanti alla sede comunale ed all'edificio dove si svolge l'annuale Fiera dell'Antiquariato. Sono finalmente salito su entrambe le rupi (dov'erano i castelli Penna e Billi) e per salire sulla cima più elevata ho attraversato la stradina dentro il monastero (che poi se non erro è una parte dell'ex castello di Billi). Ma mi sono "buttato" (non direttamente dalla rupe, perché è troppo alta!!...) inizialmente sulle cose di cui avevo sentito molto parlare ma non avevo ancora avuto l'occasione di vedere, come l'"Orto dei frutti dimenticati" di Tonino Guerra, sotto Billi, e le campane tibetane inaugurate non tanti anni fa dal Dalai Lama, sopra Penna.
In paese ho visto anche dov'è stato spostato il Museo di Storia del Calcolo che prima era ubicato nella vicina frazione di Ponte Messa ed ora è nei pressi della piazza principale vicino all'ingresso del "Giardino dei frutti dimenticati". Ho incrociato il vescovado (Pennabilli è sede vescovile) ed il Museo Arcivescovile. Ma ho individuato anche dov'è il Museo Tonino Guerra, ed ho visitato durante il mio percorso pure alcune installazioni del Museo diffuso "I luoghi dell'Anima" ideate sempre dallo stesso sceneggiatore e poeta santarcangiolese e sparse per tutto il paese, come Via delle Madonne dimenticate, Via dei Pensieri Sospesi, l'Angelo coi Baffi, il Santuario dei Pensieri, ecc..
Bellissima la vista a valle dalla rupe più alta. A destra il Carpegna con la cima ancora striata di neve. Davanti, in lontananza, il cono di Maiolo ed il ventaglio del monte di Perticara che par che tendano i due capi dell'amaca a fondovalle su cui Novafeltria è sdraiata beatamente. Ancora oltre, se il cielo fosse stato limpido, probabilmente si sarebbe visto il mare.
Su Penna, invece, volgendosi verso monte, in un punto indicato da apposita segnalazione del progetto "Montefeltro Vedute Rinascimentali", da ammirare il panorama che alcuni recenti studi ritengono possa rappresentare addirittura lo sfondo dipinto nella Gioconda di Leonardo.
Totale (solo) 2 Km ca.
mercoledì 9 dicembre 2015
Mercoledì 9 dicembre 2015 - Casa -> San Marino
Partenza da casa alle ore 10,30. Percorse tutte le coste di Sgrigna a partire dall'incrocio con S. Lorenzo a Monte, raggiunto passando per i Padulli. La camminata, realizzata interamente rimanendo sulla sinistra della carreggiata, mi è risultata agevole, probabilmente per via della perfetta conoscenza dell'intero tragitto (fatto milioni di volte sia in auto che - un po' meno - in bici). Unico problema il superamento di molti tornanti per il semplice fatto che rimanendo sulla sinistra quando anche la curva viene da sinistra, chi percorre la strada in automobile verso di te, non ti vede e, non essendoci (spesso) spazio per i pedoni a lato della strada, il tutto può tramutarsi in un problema molto serio. Quindi attenzione massima in questi punti per valutare gli accorgimenti migliori per superarli in sicurezza, ad es. passando per tempo sulla destra o rimanendo appiccicati di profilo al bordo della strada sfruttando ogni piccolo spazio disponibile per distanziarsi dalla carreggiata sfruttabile dalle auto. Purtroppo molti utilizzano queste strade per fare della guida corsaiola e non è raro vedere superare una curva in velocità lisciando il pelo al bordo strada e trasformando la eventuale passeggiata dei pedoni in una roulette russa. Comunque, anche per via del limitato traffico, sotto questo punto di vista durante tutta la giornata per fortuna non si sono verificate situazioni pericolose.
Lungo il percorso, come sempre accade quando si va a piedi, ho potuto osservare meglio ogni cosa, com'era nel mio intento. Per esempio, poco dopo San Paolo, la casa colonica con belle colonne circolari in laterizio nel semiportico. Oppure la casa neogotica tra Verucchio e Ventoso in cui abitò all'inizio del '900 la scultrice Elena Fattori. Fu lei a realizzare le stupende grandi formelle di terracotta sulle 4 stagioni (più altre due generiche) che adornano magistralmente la parete sud della casa stessa e che sono un unicum artistico ed architettonico nel nostro territorio. Peccato per l'abbandono ed il degrado sempre maggiore in cui versano entrambe le case, ma, delle due, la più grave è la seconda. Tonino Guerra la chiamava "la casa dei pavoni" e oggi dovrebbe essere (almeno una parte) l'abitazione del pittore Poiaghi (autore tra l'altro del dipinto "L'angelo coi baffi" di Pennabilli). Le formelle si stanno disgregando (una è visibilmente compromessa) e sarebbe veramente un crimine vederle sparire per incuria. All'evidenza dei fatti risulta purtroppo inderogabile, ma per certi versi già fuori tempo massimo, un intervento urgente di restauro, che probabilmente dovrebbe essere anche strutturale, sull'intera casa. Aspettare oltre significherà perderla, o infliggerle danni che non saranno più sanabili.
Continuando a camminare, dopo aver raggiunto in leggerezza Ventoso (il ché, dato il dislivello da superare, è tutto dire), più o meno a Borgo Maggiore ha iniziato a scurire. Alla luce dei lampioni, la salita sui gradoni nel bosco fino all'ex convento di Santa Chiara, e poi su ancora fino alla fermata superiore della funivia e da qui, ancora più su fino alla prima torre, è stata migliore del previsto. Con tutti i Km precedenti nelle gambe, ero abbastanza preoccupato, ma poi alla fine è andato tutto benone. Sono arrivato alla prima torre, che è il punto più alto di San Marino, alle ore 17,30.
Era davvero tanto che volevo fare questa "impresa" e pertanto in vetta grande soddisfazione, auto-felicitazioni e foto di rito.
Poi discesa fino alla piazza sotto la Porta San Francesco, per prendere il pullman del ritorno.
Totale 28 Km ca.
Lungo il percorso, come sempre accade quando si va a piedi, ho potuto osservare meglio ogni cosa, com'era nel mio intento. Per esempio, poco dopo San Paolo, la casa colonica con belle colonne circolari in laterizio nel semiportico. Oppure la casa neogotica tra Verucchio e Ventoso in cui abitò all'inizio del '900 la scultrice Elena Fattori. Fu lei a realizzare le stupende grandi formelle di terracotta sulle 4 stagioni (più altre due generiche) che adornano magistralmente la parete sud della casa stessa e che sono un unicum artistico ed architettonico nel nostro territorio. Peccato per l'abbandono ed il degrado sempre maggiore in cui versano entrambe le case, ma, delle due, la più grave è la seconda. Tonino Guerra la chiamava "la casa dei pavoni" e oggi dovrebbe essere (almeno una parte) l'abitazione del pittore Poiaghi (autore tra l'altro del dipinto "L'angelo coi baffi" di Pennabilli). Le formelle si stanno disgregando (una è visibilmente compromessa) e sarebbe veramente un crimine vederle sparire per incuria. All'evidenza dei fatti risulta purtroppo inderogabile, ma per certi versi già fuori tempo massimo, un intervento urgente di restauro, che probabilmente dovrebbe essere anche strutturale, sull'intera casa. Aspettare oltre significherà perderla, o infliggerle danni che non saranno più sanabili.
Continuando a camminare, dopo aver raggiunto in leggerezza Ventoso (il ché, dato il dislivello da superare, è tutto dire), più o meno a Borgo Maggiore ha iniziato a scurire. Alla luce dei lampioni, la salita sui gradoni nel bosco fino all'ex convento di Santa Chiara, e poi su ancora fino alla fermata superiore della funivia e da qui, ancora più su fino alla prima torre, è stata migliore del previsto. Con tutti i Km precedenti nelle gambe, ero abbastanza preoccupato, ma poi alla fine è andato tutto benone. Sono arrivato alla prima torre, che è il punto più alto di San Marino, alle ore 17,30.
Era davvero tanto che volevo fare questa "impresa" e pertanto in vetta grande soddisfazione, auto-felicitazioni e foto di rito.
Poi discesa fino alla piazza sotto la Porta San Francesco, per prendere il pullman del ritorno.
Totale 28 Km ca.
venerdì 4 dicembre 2015
Venerdì 4 dicembre 2015: Ponte Verucchio -> Saiano -> Torriana
Alle ore 10 partenza dalla vecchia stazione ferroviaria sulla Santarcangiolese, quella che precede la coeva stazione di Ponte Verucchio della dismessa ferrovia Santarcangelo-Urbino. Ho percorso verso monte, fino a prima dell'attraversamento del fiume Marecchia, il vecchio tracciato della ferrovia, ora pedonale e ciclabile, per proseguire poi rimanendo sempre in sinistra orografica sulla strada di fondovalle fino a Saiano. Quest'ultima strada, che io ricordo quando ancora era sterrata, oggi è veramente bella e l'asfalto trovo che la renda più fruibile, in particolare in alcuni punti ripidi e dissestati che prima erano di difficile percorribilità anche a piedi.
La salita a Saiano su sentiero e non su strada è stato di una bellezza inaspettata. Ad un certo punto si attraversa un posto quasi magico in cui mi son pentito amaramente di non aver portato con me la fotocamera. E' un largo passaggio tra le rocce, dove si fa anche pratica di arrampicata, che è fuori del tempo, nascosto, intimo, prezioso, così diverso dal contesto da risultare quasi irreale. Sarebbe stato perfetto a quel punto arrivare fino al santuario che svetta solitario sullo sperone roccioso sovrastante, per fare il pieno assoluto di bellezza. Ma era proprio l'unico momento della settimana in cui l'ingresso era vietato. Il sentiero scavato nella roccia per salire in vetta è chiuso proprio solo il venerdì fino alle 16.
Sono a questo punto risalito fino alla strada che congiunge Torriana a Montebello. Da ricordare i 3 asinelli in alto che mi guardavano come fossi il loro quarto asino perduto...
Poi, su fino al castello di Torriana e discesa dalla strada panoramica (via Castello) che guarda verso l'Uso. Infine discesa finale da via Torrianese fino a valle sulla Santarcangiolese e ritorno all'auto alle 14 circa.
Totale 15 Km ca.
La salita a Saiano su sentiero e non su strada è stato di una bellezza inaspettata. Ad un certo punto si attraversa un posto quasi magico in cui mi son pentito amaramente di non aver portato con me la fotocamera. E' un largo passaggio tra le rocce, dove si fa anche pratica di arrampicata, che è fuori del tempo, nascosto, intimo, prezioso, così diverso dal contesto da risultare quasi irreale. Sarebbe stato perfetto a quel punto arrivare fino al santuario che svetta solitario sullo sperone roccioso sovrastante, per fare il pieno assoluto di bellezza. Ma era proprio l'unico momento della settimana in cui l'ingresso era vietato. Il sentiero scavato nella roccia per salire in vetta è chiuso proprio solo il venerdì fino alle 16.
Sono a questo punto risalito fino alla strada che congiunge Torriana a Montebello. Da ricordare i 3 asinelli in alto che mi guardavano come fossi il loro quarto asino perduto...
Poi, su fino al castello di Torriana e discesa dalla strada panoramica (via Castello) che guarda verso l'Uso. Infine discesa finale da via Torrianese fino a valle sulla Santarcangiolese e ritorno all'auto alle 14 circa.
Totale 15 Km ca.
mercoledì 4 novembre 2015
Martedì 3 novembre: Pesaro -> Fano
Ci pensavo ormai da una settimana per cui alla fine ci sono andato per togliermela dalla testa, per di più incurante dell'ora, dato che sono partito dagli Orti Giuli di Pesaro più o meno alle 18 e quindi in piena oscurità.
Arrivato al molo pesarese costeggiando il porto canale, ho fatto tutta spiaggia fino a Fano. Nel tratto di arenile adiacente al centro abitato pesarese, dato che non avevo con me strumenti personali per l'illuminazione, le luci della città hanno aiutato a vederci il tanto necessario. Oltre Pesaro e fino a Fano invece sono state le luci dei lampioni sulla strada statale Adriatica oltre la ferrovia che hanno permesso di vedere dove mettere i piedi per tutto il percorso, anche se nella semioscurità. C'era infatti in cielo solo mezza luna, ma inutile allo scopo dato che era coperta da nubi.
Pochissimi incontri sulla battigia: due o tre al massimo. Molte invece le persone, sia in bicicletta che a piedi, che dalla spiaggia vedevo che percorrevano la ciclabile adiacente alla ferrovia.
E' stata una bella camminata in notturna tranquilla.
In uscita da Pesaro le sagome scure dei primi colli mi è sembrato non poterli più lasciare alle spalle. Per via delle loro ragguardevoli dimensioni sono stati una lunga presenza davanti, di fianco ed anche una volta superate.
In tre ore, alle 21 scarse, sono comunque arrivato alla stazione di Fano passando dal sottopassaggio lato mare.
Il treno delle 21,17 mi ha riportato a Pesaro in meno di 10 minuti. Giusto il tempo di fare 3 respiri.
Totale 13 Km ca.
Arrivato al molo pesarese costeggiando il porto canale, ho fatto tutta spiaggia fino a Fano. Nel tratto di arenile adiacente al centro abitato pesarese, dato che non avevo con me strumenti personali per l'illuminazione, le luci della città hanno aiutato a vederci il tanto necessario. Oltre Pesaro e fino a Fano invece sono state le luci dei lampioni sulla strada statale Adriatica oltre la ferrovia che hanno permesso di vedere dove mettere i piedi per tutto il percorso, anche se nella semioscurità. C'era infatti in cielo solo mezza luna, ma inutile allo scopo dato che era coperta da nubi.
Pochissimi incontri sulla battigia: due o tre al massimo. Molte invece le persone, sia in bicicletta che a piedi, che dalla spiaggia vedevo che percorrevano la ciclabile adiacente alla ferrovia.
E' stata una bella camminata in notturna tranquilla.
In uscita da Pesaro le sagome scure dei primi colli mi è sembrato non poterli più lasciare alle spalle. Per via delle loro ragguardevoli dimensioni sono stati una lunga presenza davanti, di fianco ed anche una volta superate.
In tre ore, alle 21 scarse, sono comunque arrivato alla stazione di Fano passando dal sottopassaggio lato mare.
Il treno delle 21,17 mi ha riportato a Pesaro in meno di 10 minuti. Giusto il tempo di fare 3 respiri.
Totale 13 Km ca.
venerdì 16 ottobre 2015
Giovedì 15 ottobre - Bertinoro
Giro di Bertinoro. Ho parcheggiato in alto vicino al castello-sede universitaria. Dapprima sono disceso a piedi in paese fino alla piazza principale, ho visto la Colonna dell'Ospitalità, il municipio ed il "Balcone della Romagna". Da quest'ultimo, veduta strabiliante della costa da Rimini e Ravenna. Impossibile sbagliarsi: 1° grattacielo in lontananza a destra = Rimini, 2° grattacielo = Cesenatico, 3° i due grattacieli sovrapposti = Milano Marittima-Cervia, infine le ciminiere in lontananza a sinistra = Ravenna.
Mi sono portato poi verso monte Maggio, l'adiacente collina con i ripetitori TV. Ci ho girato intorno dirigendomi dapprima su strada asfaltata fino al cimitero cittadino e poi continuando su strada sbrecciata a sud, che è successivamente diventata sterrata ed infine si è trasformata in un sentiero boscoso fino al centro abitato. Da qui ho costeggiato le mura salendo fino ad un parco dietro al castello e di nuovo ho proseguito su sentiero verdeggiante costeggiando le vecchie mura fino a ritrovarmi al parcheggio della macchina poco sotto all'ingresso del campus universitario.
Totale: 5 Km ca.
Mi sono portato poi verso monte Maggio, l'adiacente collina con i ripetitori TV. Ci ho girato intorno dirigendomi dapprima su strada asfaltata fino al cimitero cittadino e poi continuando su strada sbrecciata a sud, che è successivamente diventata sterrata ed infine si è trasformata in un sentiero boscoso fino al centro abitato. Da qui ho costeggiato le mura salendo fino ad un parco dietro al castello e di nuovo ho proseguito su sentiero verdeggiante costeggiando le vecchie mura fino a ritrovarmi al parcheggio della macchina poco sotto all'ingresso del campus universitario.
Totale: 5 Km ca.
| Frutti di Maclura Pomifera caduti ai bordi della strada |
| Monte Maggio con i ripetitori TV visto dalle mura sotto il campus |
| Bastione piramidale al campus universitario |
| Storia delle religioni |
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